GIOVANI VENETI: PARTIRE O RESTARE?

Il Festival delle Città Impresa ha coinvolto tutto il territorio veneto. Da Rovereto a Schio, da Montebelluna a Vittorio Veneto fino ai comuni del camposanpierese di Padova: un laboratorio allargato di idee che quest’anno ha lanciato la candidatura del Nordest a capitale europea della cultura per il 2019. Le “50.000 presenze” afferma Filiberto Zovico direttore della manifestazione “e la forte capacità di produrre una proposta forte e condivisa per il futuro strategico di un territorio vitale per i destini del Paese hanno consacrato questo evento come il principale festival nazionale”.

Nel corso del Festival, durante la serata di giovedì 22 aprile a Schio, alle porte di Vicenza, si è svolto un importante dibattito incentrato sulla mobilità dei giovani talenti nel territorio veneto. 
I partecipanti: il prof. Ludovico Ferro (direttore scientifico della Fondazione Corazzin di Venezia), Luigi Copiello (segretario della Cisl di Vicenza), Edoardo Bus (responsabile comunicazione Banco Popolare), Alessandra Carrillo (International Marketing Manager Crawford & Company), l’imprenditore Stefano Stenta e Sergio Nava (giornalista di Radio 24 e autore del libro reportage “Fuga dei Talenti”, edizioni San Paolo).

Il prof. Ferro apre la serata con la presentazione dei risultati della ricerca “Fattori di attrattività per i giovani in Veneto” realizzata dalla Fondazione Corazzin. In breve, dalla ricerca è emerso uno scenario in cui i giovani non intendono trasferirsi (45%) nonostante giudichino la regione in cui vivono un territorio che non è in grado di attrarre e mantenere i talenti (66%), un luogo giudicato o visto dall’esterno come chiuso e poco aperto alla diversità, sia per quanto riguarda l’immigrazione (45%) che per l’omosessualità (40%). Da non sottovalutare però il giudizio del campione di giovani stranieri intervistati che hanno risieduto per un certo periodo in Veneto e che hanno visto invece la regione del Nordest come un luogo assolutamente attrattivo (66%) ribaltando specularmente il giudizio dato dagli italiani. Lo straniero, conclude il prof. Ferro con una breve metafora, era spesso, anche nell’antichità, chiamato come giudice esterno super partes nelle dispute locali ed è in questo senso, con una punta di ottimismo, che non si può tralasciare quanto detto sul Veneto dai giovani stranieri.

Il dibattito poi è iniziato con Luigi Copiello della Cisl di Vicenza che sosteneva attivamente i risultati emersi dalla ricerca della Fondazione Corazzin portando alcuni esempi concreti del mondo del lavoro. Con Alessandra Carrillo, giovane pugliese che ha trovato il successo all’estero viaggiando tra Londra e Barcellona, il tema si è allargato, grazie anche alle domande di Sergio Nava, alla situazione italiana. E’ emerso quindi il tema della meritocrazia come l’elemento principale in grado di garantire lo spazio ai giovani talenti. Infine il dibattito ha coinvolto le rappresentanze aziendali con Edoardo Bus del Banco Popolare e l’imprenditore Stefano Stenta che hanno spinto molto sull’importanza delle esperienze estere per i giovani italiani.

Risposte forse non se ne sono trovate giovedì sera a Schio, ma una cosa è certa: per la prima volta, come ha sottolineato Copiello, è stata posta una domanda centrale per il futuro delle nuove generazioni del Veneto, per la prima volta è stato quantificato e qualificato chiaramente il dilemma che attanaglia da qualche tempo i giovani veneti: partire o restare?

Proprio per contribuire a porre le domande giuste su questo tema e per fare un passo in più verso una risposta chiara, uscirà a giugno la pubblicazione della ricerca “Fattori di attrattività per i giovani in Veneto” che raccoglierà i risultati definitivi dell’indagine presentata al Festival delle Città Impresa.

Nelle foto: alcuni momenti della presentazione e del dibattito.


Fondazione Giuseppe Corazzin Onlus

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