Gestione e valorizzazione della montagna, delle foreste e dei parchi: quali sono i pro e i contro dell’attuale modello organizzativo? Qual è il modo migliore per lavorare massimizzando le risorse disponibili in un periodo di così grande crisi economica senza svalutare questo ambito in tutte le sue componenti? Queste le tematiche centrali trattate durante il convegno che si è tenuto lunedì 28 novembre 2011 presso la Corte Benedettina a Legnaro-Padova.
Nicola Storti, Segretario UILA-UIL della Regione del Veneto, ha presentato la tematica in esame introducendo gli ospiti e spiegando il senso delle iniziative in corso: la ricerca affidata alla Fondazione Corazzin e il convegno odierno.
La densa mattinata di lavori ha previsto, durante la prima parte, due presentazioni maggiormente didattico-tecniche riguardo l’argomento, a cui è seguita una tavola rotonda a cui hanno partecipato assessori, rappresentanti dei diversi enti regionali e parti sociali.
Il primo intervento del professor Davide Pettenella del Dipartimento Territorio e Sistemi agro-forestali dell’Università di Padova è stato corposo e ricco di nozioni e informazioni.
Il punto centrale della sua presentazione verteva su un confronto della gestione del patrimonio forestale in Italia rispetto agli altri paesi europei, in particolare del centro-nord europeo. Lo sguardo critico con cui ha esposto questo paragone, finalizzato ad aggiungere argomenti per la successiva tavola rotonda, ha messo in evidenza diversi aspetti quali: l’arretratezza dell’Italia per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche rispetto ad altri paesi da cui è stata ampiamente superata e la progressiva despecializzazione a cui si sta assistendo nel nostro paese per quanto riguarda questo specifico settore. Il relatore auspica in conclusione una rivisitazione dell’attuale apparato gestionale che permetta un riallineamento con gli altri paesi europei.
Di seguito il Direttore Scientifico della Fondazione Corazzin, Ludovico Ferro ha proposto un’anteprima della ricerca che attualmente è in pieno svolgimento: “La gestione della montagna, della foresta e dei Parchi in Veneto”. Sono stati presentati i presupposti e le finalità della ricerca stessa: conoscere e comprendere anche a partire dalle fonti normative il modello veneto di gestione della foresta. Considerando il modello veneto un buon modello gestionale del patrimonio forestale, se confrontato con altre regioni della nostra penisola, la domanda ultima a cui la ricerca vuole dare una risposta è: “il modello veneto dell’amministrazione pubblica diretta andrebbe ridimensionato o piuttosto meglio valorizzato?”. Le prime indicazioni sembrano far propendere per questa seconda ipotesi. C’è comunque già un punto fermo: la necessità di un riordino generale della materia e un’esigenza di cambiamento senza sacrificare le buone pratiche e le professionalità di ottimo livello. Sono in corso una serie di interviste a testimoni privilegiati ed esperti in materia. Vedremo quali proposte emergeranno alla conclusione dei lavori. L’appuntamento è per i primi mesi del prossimo anno con i risultati completi che saranno raccolti in una pubblicazione.
Questi due interventi avevano finalità propedeutiche per la tavola rotonda. Fabrizio Stelluto, moderatore, ha dato il via alla discussione interrogando Onofrio Rota, Segretario della FAI-CISL del Veneto sulle motivazioni che lo hanno spinto, insieme ai rappresentanti della FLAI-CGIL e UILA-UIL a promuovere un convegno che trattasse la tematica della gestione della montagna. Ponendo la questione della recente riorganizzazione gestionale attuata a livello regionale che, per sua natura, ha reso più difficile la comunicazione tra parti sociali e istituzione a causa di una divisione e parcellizzazione di competenze tra assessori, Rota fa una proposta di riordino.
Un riordino che preveda una nuova visione della gestione della montagna, diversa da quella che fino ad ora si è espressa in un’affannosa ricerca di risorse a scadenza annuale, ma che permetta di parlare di progetti pluriennali per dare maggiori garanzie ai lavoratori coinvolti e dare continuità e certezza ad attività essenziali quali le sistemazioni idraulico forestali, l’antincendio boschivo e gli altri servizi in capo alla Regione del Veneto.
Daniele Stival, Assessore alla Protezione Civile con competenza Antincendio Boschivo, spiega il senso della trasformazione del Servizio Antincendio Boschivo in Unità di Progetto della Protezione Civile. Ribadendo la sua posizione di politico e non tecnico, dichiara che la finalità ultima di tale cambiamento è quella di aumentare il ruolo del volontariato nelle attività di gestione delle emergenze, dunque anche nell’antincendio boschivo. Continua dichiarando che forse non è stato ben spiegato il senso delle recenti modifiche. Di certo la volontà è quella di confermare il passaggio dell’antincendio boschivo dal novero degli altri servizi regionali alla specifica competenza della protezione civile. Per il resto afferma, la gestione generale degli altri ambiti può restare com’è.
In un successivo momento del dibattito, incalzato da Stelluto, Maurizio Conte, Assessore all’Ambiente con competenza Bonifica, evidenzia quanto la parcellizzazione delle competenze attuata nell’ambito di parchi e foreste non debba per forza essere un aspetto negativo, ma possa anzi stimolare un confronto costruttivo tra più parti. Un aspetto interessante a cui dà particolare rilievo durante il suo intervento è la necessità di legare una fondamentale azione preventiva alle opportunità economiche che le foreste possono facilmente mettere in campo. Infatti, dice l’assessore, se da un lato è basilare l’attenzione nei confronti della sicurezza idraulica e della sicurezza del suolo, non è da sottovalutare la potenzialità economica del patrimonio boschivo se si parla in termini di energie rinnovabili e biomasse che sono la chiave dell’economia futura.
Un taglio particolare alla discussione è quello invece che viene dato da Stefano Sisto, Dirigente Direzione Economia e Sviluppo Montano, che presenzia al posto di Marino Finozzi, Assessore con competenza Economia Montana e Sviluppo Montano. Sisto mette in evidenza la polarizzazione per quanto riguarda il popolamento dei centri abitati urbani in montagna. Se da una parte si assiste ad uno spopolamento delle piccole frazioni caratterizzate da una sempre maggiore mancanza di tutela sia ambientale che della popolazione stessa, in termini di servizi sociali, d’altra parte, invece, si registra un popolamento dei centri urbani più grossi anche grazie a numerosa manodopera di origine straniera. L’auspicio è quindi quello di uno sviluppo dell’economia montana a tutto tondo anche per le piccole frazioni così da rilanciarle e rivitalizzarle.
Ultimo partecipante della tavola rotonda, Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Vento Agricoltura. “Siamo seduti su una miniera d’oro e nemmeno ci accorgiamo di questo”. Questa è sicuramente la frase emblematica che riassume l’intervento di Pizzolato. Il Veneto ha grandi risorse in termini montani e boschivi e troppo spesso si dimentica che la montagna produce reddito. Unire le forze per far sì che i giovani restino in montagna e rilanciare l’economia in modo che si riducano le importazioni di materie prime che già abbiamo nel nostro paese, è l’accorata richiesta lanciata da Pizzolato. Spinto dagli interlocutori sul tema della ridefinizione del ruolo di Veneto Agricoltura Pizzolato dichiara il peso della sua struttura definendola “un piccolo ente, ma con grandi potenzialità da non sottovalutare” concludendo: “Questa manodopera non s’ha da perdere”. Il riferimento è all’ipotesi di riportare veneto Agricoltura nell’alveo della sua attività di agenzia di ricerca e sperimentazione ridimensionando quella parte di attività di gestione diretta, tramite propri operai, di parte del territorio boschivo di proprietà della regione del Veneto.
Le conclusioni di questa giornata di lavoro sono state proposte da Renzo Pellizzon, Segretario FLAI-CGIL. A seguito dei ringraziamenti a tutti i partecipanti, sia relatori, sia alla platea, che contava molti lavoratori provenienti dai parchi, dai servizi forestali e da Veneto Agricoltura ha esposto alcune riflessioni e richieste finali. A fronte della grande professionalità dei lavoratori, che nonostante la precarietà e la scarsità di sicurezze continuano con passione a fare il loro lavoro, richiede un maggior impegno alla Regione per dar loro maggiori garanzie nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie.
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