Lavoratori under 30 in Veneto: salari più bassi e carriere più lente rispetto a Lombardia ed Emilia-Romagna. I dati della nostra ultima ricerca

Il Veneto fatica a mantenere il suo storico ruolo di “locomotiva” economica e perde progressivamente attrattività, soprattutto nei confronti dei giovani talenti, rispetto alle dinamiche regioni confinanti. È questo il quadro delineato dal nostro ultimo rapporto di ricerca, curato da Stefano Dal Pra Caputo e Francesco Peron per la Fondazione Corazzin, e presentato oggi insieme al Segretario Generale di Cisl Veneto, Massimiliano Paglini.
Lo studio ha analizzato a fondo l’andamento dei redditi nell’ultimo decennio (2014-2024) e ha esaminato oltre 362 mila dichiarazioni dei redditi (modello 730) presentate ai Caf Cisl del Veneto, restituendo una fotografia chiara delle attuali disuguaglianze retributive e anagrafiche.
I giovani veneti: retribuzioni inferiori e un “soffitto di cristallo” per la carriera Il dato più allarmante riguarda i giovani. La ricerca della nostra Fondazione evidenzia come i lavoratori veneti tra i 25 e i 29 anni percepiscano una retribuzione standardizzata (a parità di ore lavorate) pari in media a 21.467 euro annui. Si tratta di una cifra sensibilmente inferiore rispetto ai coetanei dell’Emilia-Romagna (21.951 euro) e, soprattutto, della Lombardia (23.051 euro).
Questo divario, inoltre, si aggrava con l’età. Se in Veneto il salario cresce del 23,8% nel passaggio dalla fascia 25-29 anni a quella 40-44 anni (raggiungendo i 26.569 euro), in Emilia-Romagna l’incremento arriva al 27% e in Lombardia tocca addirittura il 39,1% (superando i 32mila euro annui). A pesare è anche la lentezza nella progressione di carriera: in Veneto, tra i dipendenti privati under 40, i quadri e i dirigenti rappresentano un misero 0,86% dell’organico aziendale, contro l’1,03% dell’Emilia-Romagna e il 3,11% della Lombardia.
Redditi e inflazione: una crescita “bruciata” Analizzando il decennio, il reddito medio veneto è salito dai 22.391 euro del 2014 ai 27.121 euro del 2024 (+21,1%). Un aumento che, purtroppo, è stato quasi interamente assorbito dalla fiammata inflazionistica degli ultimi anni. La forbice delle disuguaglianze vede inoltre una crescita maggiore per i lavoratori autonomi (artigiani +35,9%) rispetto ai dipendenti privati (+15,6%) e pubblici (+9,1%).
Divario di genere, welfare e il nodo della prima casa I dati estratti dai Caf Cisl confermano altre criticità strutturali della nostra regione:
- Gender Gap: Oltre la metà delle donne dichiara meno di 20mila euro annui, concentrandosi nelle fasce medio-basse, mentre la componente maschile predomina tra i redditi più elevati.
- Spese sanitarie: Oltre un contribuente veneto su due (53,5%) spende almeno 500 euro all’anno di tasca propria per sanità privata e farmaci.
- Casa: Se il 60,7% dei dichiaranti possiede la prima casa, il discorso cambia drasticamente per le nuove generazioni: tra i 25 e i 34 anni, solo il 21% riesce o decide di acquistare un’abitazione.
Di seguito mettiamo a disposizione le slide complete della ricerca “Giovani, redditi e prospettive” elaborate dalla Fondazione Corazzin, presentate durante l’incontro.